28 novembre 2017

CONFERMATA LA POSSIBILITA' DI IMPIEGO DI GLIFOSATO IN AGRICOLTURA: NON VI SONO EVIDENZE DI RISCHI LEGATI AL CONSUMO DI ALIMENTI.

I Paesi dell'Unione Europea, riuniti in Comitato d'appello, hanno approvato con maggioranza qualificata (18 voti a favore, 1 astenuto e 9 contrari tra i quali quello italiano) il rinnovo dell'autorizzazione dell'erbicida glifosate per cinque anni.  Un gruppo di esperti dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito il glifosate tra le sostanze probabilmente cancerogene – gruppo 2A,  mentre EFSA, OMS e FAO, valutando i livelli di esposizione, hanno espresso giudizi più rassicuranti, prevedendo comunque misure di cautela, come la valutazione dei residui di glifosate nei cibi e il divieto di utilizzarlo in aree densamente popolate.

Il glifosate è l'erbicida più diffuso al mondo, per via della sua efficacia e della minore tossicità rispetto agli analoghi prodotti che erano disponibili quando è stato messo in commercio. E’ stato introdotto in agricoltura negli anni Settanta del secolo scorso dalla multinazionale Monsanto il cui brevetto è scaduto nel 2001 consentendo a numerose altre aziende di produrlo.

Il glifosate è da molti anni oggetto di studi scientifici che hanno dato risultati discordanti. Un gruppo di esperti della IARC di Lione ha preso in esame tutti gli studi relativi ai possibili effetti per l'uomo e per gli animali. L'analisi approfondita si è conclusa nel 2015, con la decisione di inserire il glifosate nella lista delle sostanze "probabilmente cancerogene" (categoria 2A). In particolare, gli studi epidemiologici sulla possibile attività del glifosato negli esseri umani hanno segnalato un possibile lieve aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza, mentre gli studi di laboratorio in cellule isolate hanno dimostrato che la sostanza provoca danni genetici e stress ossidativo. L'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha svolto una valutazione nel 2015 le cui conclusioni sono state oggetto di critiche, finché nel 2016 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura (FAO) hanno condotto un'analisi congiunta confermando che "è improbabile che il glifosate comporti un rischio di cancro per l'uomo come conseguenza dell'esposizione attraverso l'alimentazione".

In Italia, sulla base del principio di precauzione, il Ministero della Salute ha previsto delle misure restrittive per la messa in commercio e l’impiego del glifosate in agricoltura e nelle aree urbane.

Leggi il comunicato del Ministero della Salute

Consulta il sito dell’Associazione Italiana Ricerca sul cancro AIRC

Consulta il sito della IARC

Leggi il Report OMS

Consulta il sito dell'EFSA

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