18 dicembre 2007
La Toxoplasmosi: una patologia sottostimata in Europa secondo il
parere dell’EFSA

Il Panel di esperti che si occupa dei
rischi microbiologici dell’EFSA ha effettuato un’attenta valutazione della
Toxoplasmosi, zoonosi parassitaria causata da un protozoo: Toxoplasma
gondii, analizzando i dati presenti in letteratura relativi
all’impatto della malattia nell’uomo, alla sua diffusione nell’ambiente,
nelle acque, negli animali e nei prodotti di origine animale e le
informazioni relative ai test diagnostici nell’uomo, negli animali e nelle
relative produzioni.
Il rapporto, pubblicato su The EFSA
Journal (2007) 583, 1-64, evidenzia che nonostante la toxoplasmosi
rappresenti nell’Unione Europea la parassitosi più diffusa nell’uomo (0,6
casi segnalati ogni 100.000 abitanti nel 2004), il sistema di sorveglianza e
di segnalazione dei casi sono da considerarsi inadeguati e quindi
l’incidenza della malattia nella popolazione umana e la prevalenza del
parassita nelle popolazioni animali e negli alimenti risulta sicuramente
sottostimata.
I dati sulla frequenza, la gravità e la
durata dei sintomi della toxoplasmosi umana sono fondamentali per migliorare
le stime sull’impatto della malattia con conseguente adeguamento delle
strategie di prevenzione. Pertanto il rapporto dell’EFSA si propone di
valutare i rischi per la salute pubblica per quanto riguarda la toxoplasmosi
umana e di fornire raccomandazioni per una migliore sorveglianza e di
reporting nell'uomo, negli animali e di sui prodotti alimentari.
Di particolare interesse sono gli studi
effettuati in Francia e in Olanda che evidenzierebbero come la Toxoplasmosi
sia da considerarsi, per l’impatto sulla salute pubblica, una delle zoonosi
più gravi. Un recente studio, basato su dati della fine degli anni ’90 che
comprende anche i casi legati a pazienti colpiti da AIDS, ha evidenziato che
toxoplasmosi è, tra le malattie a trasmissione alimentare, la terza causa di
morte in Francia (35 casi per anno), preceduta da Salmonella (92-535 casi) e
Listeria (78 casi) (Vaillant, e al., 2005). In recenti lavori (Havelaar,
et al., 2007, Kemmeren, et al., 2006a) è stata impiegata in Olanda una stima
basata su un approccio quantitativo dell’impatto della malattia, definito
DALY (Disability adjusted Life Year = anni persi a causa di mortalità + anni
vissuti in condizioni di disabilità). I risultati hanno evidenziato che la
Toxoplasmosi potrebbe essere l’infezione a più alto impatto sulla salute
pubblica tra le malattie a trasmissione alimentare prese in esame.
Le principali considerazioni dell’ EFSA
sono quindi risultate essere le seguenti:
Ø
Dall’analisi delle indagini
condotte presso gli Stati Membri si evidenzia che la diffusione e
l’impatto della Toxoplasmosi vengono spesso sottostimati nonostante i dati
raccolti evidenzino che il peso della malattia ed il ruolo che gli alimenti
e l’acqua rivestono nell’UE non è da sottovalutare ed è un punto cruciale
da considerare per le decisioni da intraprendere in ambito di sicurezza
alimentare .
Ø
La Toxoplasmosi acquisita è
stata definita come una delle cause più importanti di uveite posteriore
dell’occhio in medicina umana. Un miglior monitoraggio pre e post natale
dell’infezione e un follow-up dei pazienti infetti consentirebbe di stimare,
negli Stati Membri, la reale incidenza della malattia oculare.
Ø
Relativamente alla diagnosi
sierologica, i test presenti in commercio utilizzati per il monitoraggio
dell’infezione nell’uomo, sono stati standardizzati e sono soggetti a
controllo di qualità, tuttavia non esistono test biologici per
discriminare le infezioni conseguenti all’ingestione di oocisti fecali
feline da quelle legate ad ingestione di cisti tissutali presenti nella
carne infetta.
Ø
Ancora non si conosce il
ruolo delle oocisti di Toxoplasma nell’ambiente come una fonte diretta di
esposizione e contaminazione per acqua e prodotti freschi, e le cisti tissutali in carne e prodotti carnei come fonte di infezione per l’uomo.
Per le differenti tecniche di
campionamento e per le diverse metodologia utilizzate, i dati relativi alla
prevalenza di Toxoplasma nelle produzioni animali non sono comparabili, ma
si è certi che il consumo di carne ovina o caprina cruda o poco cotta sia
uno dei principali fattori di rischio. Non è ancora pienamente definito
invece il ruolo del bovino e delle carni di questa specie come fonte di
contagio. La possibilità di contaminazione di altri cibi di origine
animale (es suino, pollo) dipende dal sistema di allevamento: si è visto che
negli allevamenti in cui gli animali hanno la possibilità di accedere a
spazi esterni (es. allevamenti familiari o biologici) la prevalenza subisce
un incremento. La selvaggina, sia cacciata sia di allevamento, se consumata
cruda o poco cotta, deve essere considerata una probabile fonte di
contagio.
Per quanto riguarda le carni stagionate,
che rivestono grande interesse per i prodotti di salumeria italiani, le
considerazioni sono tranquillizzanti. Alcuni studi hanno evidenziato che le
cisti tissutali sono inattivate dalle procedure commerciali di stagionatura
con sale e altri additivi o l’affumicatura a basse temperature (Dubey,
1997; Lunden e Uggla, 1992). In ogni caso, i tempi di sopravvivenza delle
cisti tissutali, varia in modo sensibile in relazione alla concentrazione
del sale nella soluzion ed alla temperatura di conservazione. In
condizioni sperimentali, le cisti venivano inattivate in una soluzione al 6%
di NaCl a temperature tra i 4 e i 20°C, ma erano in grado di sopravvivere
per alcune settimane in soluzioni acquose con concentrazioni di sale
inferiori (Dubey, 1997).
Ad alto rischio rimangono i salumi
prodotti a livello familiare. E’ stato infatti dimostrato che i processi di
salagione non sempre sono in grado di inattivare le cisti nei salumi
realizzati a livello familiare (Jamra et all., 1991, Narro et al., 1992).
In uno studio, le cisti tissutali di Toxoplasma venivano inattivate dal 3%
di sale da tavola in 3-7 giorni (Jamra et all., 1991). Tale periodo può
risultare superiore ai tempi di stagionatura normalmente utilizzati per
alcuni tipi di salumi prodotti a livello familiare (dipende dal tipo di
salsiccia, salame) e potrebbe indicare che il solo impiego del sale sia
insufficiente a impedire la trasmissione del toxoplasma all’uomo.
Vengono confermati pertanto i risultati
della ricerca effettuata dal Ce.I.R.S.A. pubblicata nel 2006.
(Sperimentazione di una valutazione del rischio Toxoplasmosi in gravidanza:
risultati preliminari)
Ø
I dai relativi alla
prevalenza delle oocisti di Toxoplasma nei foraggi, nei cibi freschi (frutta
e verdura) e nell’acqua sono invece scarsi o non disponibili.
Ø
I ceppi di Toxoplasma
presenti fuori dall’Europa sembrano essere particolarmente virulenti.
Ø
I diversi metodi
diagnostici utilizzati per testare sierologicamente gli animali non sono
standardizzati poiché mancano sieri specie specifici di riferimento.
Ø
Relativamente al problema
di Toxoplasma negli alimenti come carne, latte, acqua, non sono
disponibili ad oggi dei metodi diagnostici di riferimento, quelli
esistenti sono del tutto sperimentali (tecniche di biologia molecolare) o
non appropriati per un monitoraggio di routine (prove biologiche).
Sulla base del quadro descritto, l’EFSA
esprime delle raccomandazioni rivolte agli Stati membri della Unione Europea
sottolineando la necessità di un maggiore monitoraggio e sorveglianza
sulla malattia e un miglioramento delle metodologie diagnostiche in
particolare sugli alimenti.
Il rapporto dell'EFSA sulla toxoplasmosi
Sperimentazione di una valutazione del rischio Toxoplasmosi in gravidanza:
risultati preliminari