22 febbraio 2007
La clonazione animale e la
sicurezza degli alimenti

Bartolomeo Griglio*,
Walter Marrocco**
*
Coordinatore progetto ANMVI-FIMMG
**
Coordinatore scientifico FIMMG-ALIMENTAZIONE
La pubblicazione a
metà di ottobre da parte della Food and Drug Administration (l’Agenzia che
negli Stati Uniti si occupa dell’analisi del rischio anche legata agli
alimenti) di un documento che riporta i risultati degli studi sulla
valutazione del rischio (Risk Assessment), inerenti la sicurezza
degli alimenti ottenuti da animali clonati ha creato un certo allarmismo nei
media e nell’opinione pubblica americani ed europei.
Il primo ad
evidenziare la notizia è stato il Washington Post (http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/10/16/AR2006101601337_pf.html)
seguito poi da numerosi siti internet e dai nostri giornali e notiziari. I
titoli usati per introdurre la notizia e che abbiamo potuto leggere o
sentire nelle ultime settimane di dicembre 2006
sono stati, come ormai è consuetudine quando si affrontano problematiche
legate alle questioni dell’ingegneria genetica, piuttosto drastici: “USA:
presto in vendita carne e latte clonati" oppure “Le
autorità sanitarie degli Stati Uniti danno il via libera al consumo di
animali duplicati” o ancora ”La cena è clonata” con articoli
conditi di pareri di esperti di associazioni di consumatori e di produttori
nostrani che nella maggior parte dei casi finiscono per limitarsi a ribadire
la presupposta spregiudicatezza del mondo USA nel campo della tutela del
cittadino rispetto alle tradizioni Europee ed Italiane.
Il rapporto (http://www.fda.gov/cvm/CloneRiskAssessment.htm),
su cui la FDA ha aperto una consultazione pubblica mediante la quale sarà
possibile, da parte di enti e associazioni, inviare commenti sino al 3 di
aprile del 2007, confermerebbe al momento, dal punto di vista scientifico, i
risultati già emersi durante gli oltre 5 anni di studi e già in parte
pubblicati dalla stessa Agenzia nel 2003, e cioè l’assenza di differenze
rilevabili anche per quanto riguarda i livelli di sicurezza, tra gli
alimenti prodotti da animali normali e quelli da animali clonati. La FDA
ha inoltre annunciato la disponibilità e la richiesta di commenti su di una
proposta di gestione del rischio (Risk Management) degli animali clonati e
dei loro discendenti che scaturisce dai dati ottenuti dal processo di Risk
Assessment.
Ma perché allora
la Food and Drug Administration ha ritenuto opportuno affrontare
l’argomento??
Sicuramente per la
notevole importanza riscossa da tale tematica. L'utilità dell'uso di
risorse genetiche come fattore di produzione sarà sempre più una variabile
importante, se non determinante, della competizione e dell'armonizzazione
economica fra i sistemi produttivi territoriali e internazionali; le
applicazioni pratiche della clonazione attraggono gli interessi
dell'industria biotecnologia ed i ricercatori guardano sempre con più
interesse alle nuove importanti prospettive di ricerca sul genoma.
In cosa consiste la clonazione e quali sono le
sue finalità?
L’applicazione della
bio-ingegneria al campo della selezione animale è un’acquisizione recente,
essendosi diffusa solo nel corso nel secolo scorso a seguito della
progressiva diffusione, nell’allevamento zootecnico, della fecondazione
artificiale e delle tecniche di embrio-transfer. La possibilità di
ottenere degli embrioni vivi e vitali al di fuori del corpo materno e
l’acquisizione di nuove tecniche di manipolazione genetica, ha portato già
alla fine degli anni ’80 in alcuni Paesi alla diffusione della clonazione
da cellule embrionali. Tale tecnica consiste nell’ottenere gemelli
monozigoti dalla divisione, effettuata in laboratorio, di una ovocellula
fecondata in modo naturale o artificiale. L'esperimento, reso pubblico il
23.2.1997 dal gruppo di Ian Wilmut di Edimburgo, che ha dato vita a Dolly
la pecora nata dalla clonazione di una cellula adulta prelevata dalla
ghiandola mammaria, ha rappresentato il punto di svolta. Per la prima volta
i ricercatori sono riusciti ad isolare il nucleo
contenente il DNA da una cellula dell’animale donatore ed inserirlo
all’interno di una cellula uovo in cui il nucleo è stato rimosso. Altri
ricercatori, tra cui l’italiano Cesare Galli, hanno confermato negli anni
successivi la possibilità dell’intervento: le molecole contenute nell'ovocita
hanno la capacità di “riprogrammare” il nucleo della cellula introdotta in
modo da farla ritornare cellula embrionale. L'embrione che si sviluppa può
essere trapiantato nell'utero di una femmina ricevente della stessa specie,
anche se, allo stato attuale, la sua capacità di svilupparsi a termine
rimane ancora limitata rispetto al processo naturale.
Gli animali
clonati ad oggi:
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LA PECORA:
Nel febbraio 1997 il gruppo di Ian Wilmut, dell'istituto
Roslin di Edimburgo annuncia la nascita della pecora Dolly.
La pecora è stata ottenuta a partire da una cellula adulta
prelevata dalla ghiandola mammaria e trasferita in un
ovocita in precedenza privato del nucleo |
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IL TOPO:
la nascita del primo topo-fotocopia viene annunciata
nell'estate 1998 dall'Università delle Hawaii. Il primo topo
clonato è stato ottenuto utilizzando le cellule del cumulo,
che circondano l'ovocita: di qui il nome di Cumulina. Del
gruppo di ricerca, diretto da Ryuzo Yanagimachi, ha fatto
parte l' italiano Maurizio Zuccotti |
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LA MUCCA:
la tecnica del trasferimento nucleare viene applicata con
successo ai bovini e nel dicembre 1998 un gruppo di ricerca
giapponese
annuncia la nascita di otto vitelli, ottenuti a partire da
cellule prelevate da una mucca adulta |
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IL TORO:
viene ottenuto in Italia il primo mammifero maschio nato per
clonazione: è il toro Galileo ed è frutto della ricerca di
Cesare Galli e del suo gruppo del laboratorio di Cremona del
Consorzio per l'Incremento Zootecnico. L'annuncio arriva nel
settembre 1999, subito seguito dal sequestro dell'animale
imposto dall'ordinanza dell'allora ministro della sanità,
Rosy Bindi, che vietava la clonazione animale |
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IL MAIALE:
nel marzo 2000 il gruppo di Keith Campbell, uno dei padri di
Dolly, annuncia la nascita di cinque maialini, tutte
femmine, destinati a fornire organi a prova di rigetto per i
trapianti da animale a uomo. Il risultato è stato ottenuto
negli Usa, nei laboratori della Ppl Therapeutics |
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IL GATTO:
La gattina Copycat è il primo animale da compagnia ottenuto
con il trasferimento nucleare. La notizia della sua nascita
arriva nel febbraio 2001 dagli Stati Uniti |
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IL CONIGLIO:
il primo
coniglio-fotocopia nasce geneticamente modificato per essere
utilizzato come modello per lo studio di malattie umane. Il
risultato è stato annunciato nel marzo 2002 dall'istituto
francese per la ricerca agronomica |
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IL MULO:
il primo equino clonato è un mulo, ottenuto nell'università
americana dell' Idaho. E' una femmina ed è stata ottenuta a
partire da cellule fetali. Gli ovociti in cui è stato
trasferito il nucleo delle cellule sono stati impiantati in
utero senza attendere la formazione dell'embrione. Il
risultato è annunciato nel maggio 2003 sulla rivista 'Science' |
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IL CAVALLO:
è il nuovo
arrivato nella fattoria dei cloni. Ottenuto dal gruppo
italiano di Cesare Galli, segna il primo grande successo
nella clonazione di un equino a partire da cellule adulte.
E' anche il primo caso in cui un mammifero partorisce il
clone di sè stesso, dato che la cavalla che ha portato
avanti la gravidanza è stata anche la donatrice della
cellula della pelle da cui è stato ottenuto il clone |
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Le finalità degli interventi in campo genetico
tramite la clonazione animale sono molteplici: dall’acquisizione di nuove
conoscenze scientifiche di base quali ad esempio "il chiarire i meccanismi
che regolano i processi di sviluppo e il differenziamento normale e
patologico", valutando e monitorando anche le eventuali nuove esigenze degli
animali clonati, a finalità produttive e terapeutiche (trasferimento di DNA
umano su animali o su microrganismi, per i trapianti, produzione di cellule
staminali embrionali umane da embrioni animali), conservative (salvaguardare
e riprodurre le specie di particolare interesse naturale o in estinzione) e
migliorative (nuove forme di vita animale). Su questi tipi di intervento
definiti “clonazione terapeutica” è in corso un aspro dibattito etico troppe
volte privato della chiarezza che merita. Ciò è da attribuirsi in parte al
forzato accostamento tra clonazione terapeutica e clonazione riproduttiva,
voluto dai mass media in cerca di notizie sensazionalistiche (http://www.sierr.unina.it/),
che finiscono con il coinvolgere anche la clonazione impiegata in campo
zootecnico come tecnica di riproduzione per moltiplicare con facilità linee
pregiate di animali. Le valutazioni della FDA hanno infatti riguardato
esclusivamente gli animali clonati senza manipolazioni del patrimonio
genetico che risulta identico a quello di un soggetto ottenuto per via
naturale.
Ma quali sono i rischi per il consumatore?
Dagli Stati Uniti arrivano le maggiori
perplessità con l’inedita alleanza tra alcune associazioni di produttori,
gli animalisti ed i consumatori che contestano la scarsità di dati
disponibili e soprattutto il principio di “equivalenza” tra gli alimenti
ottenuti da animali clonati e quelli da animali nati da normali incroci che
aprirebbe la possibilità, per i produttori, di commercializzare latte e
carne senza alcuna etichettatura informativa per i cittadini. Il rischio
paventato dai produttori è quello che il dibattito intorno alle posizioni
della Food and Drug Administration possa creare un allarmismo ingiustificato
presso i consumatori su alimenti che, per i costi delle tecniche di
clonazione da cellule somatiche ed i risultati ancora limitati, non sono di
fatto commercializzabili (si quantifica in un centinaio di capi gli animali
clonati presenti negli USA). L’attuale mercato per questo settore è
rappresentato, anche in Italia, dove la clonazione degli animali è
consentita dal 2002, dalla clonazione di riproduttori di alto livello da
impiegare per fecondazione artificiale (http://www.ciz.it/index.aspx?m=53&did=128).
In tale contesto le ricerche svolte dalla FDA
forniscono indicazioni tranquillizzanti rispetto all’aspetto della
sicurezza. Spetterà però ai decisori politici valutare la commerciabilità o
meno e le modalità di etichettatura dei prodotti alimentari sulla base di
considerazioni etiche, sociali, ambientali, ecc… . Condividiamo pertanto il
parere del Comitato Italiano di Bioetica (http://www.ceris.cnr.it/bioetica/Clonazione.html)
che afferma la positività della ricerca nel campo della clonazione animale
purché sia utilizzata e gestita correttamente per il raggiungimento di
obiettivi chiari ed utili, specialmente in zootecnia. Soltanto la ricerca
può chiarire se vi siano o meno effetti negativi sulla durata della vita
riproduttiva e produttiva di cloni nati da cellule somatiche di soggetti
dalle prestazioni note e dagli alimenti da essi derivati.
Articolo SI.CUR.A
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