I
virus dell’influenza aviaria si trasmettono per via respiratoria.
Non sono mai stati registrati contagi certi di trasmissione per via
alimentare e non c’è nessuna evidenza scientifica che consumare carne di
pollo o tacchino cucinata possa costituire un veicolo di trasmissione.
Al momento
attuale inoltre l’attenzione è ai massimi livelli:
Ogni caso
sospetto di malattia nei volatili che possa far pensare all’influenza
aviaria viene sottoposto ad isolamento e analizzato in modo accurato.
In questo
momento negli allevamenti italiani non sono segnalati casi di
influenza aviaria.
E’ pertanto
assolutamente improbabile (quasi impossibile) che vi siano attualmente
carni o uova in circolazione nel nostro Paese contenenti il virus e
qualora questo avvenisse, il consumo dopo la cottura evita ogni
rischio
in quanto temperature superiori ai 70°C (raggiunte da friggitura o
bollitura) distruggono il virus.
Ma se arrivasse in Italia?
Le misure
previste riguardano il sequestro dell'’allevamento colpito e degli
allevamenti posti nelle vicinanze:
-
i
polli o tacchini malati o sospetti di essere venuti in contatto con
il virus sarebbero abbattuti e distrutti cosi come sarebbero
distrutte le uova eventualmente prodotte;
-
ogni
spostamento di volatili dalle zone circostanti sarebbe possibile
esclusivamente dopo la visita di un medico veterinario che escluda
la presenza di ogni segno di malattia
Quindi
anche in caso di influenza nei nostri allevamenti, come è già
successo nel 2000, le carni e le uova che arrivano in commercio
sarebbero assolutamente sicure.
Che precauzioni ha adottato l’Italia?
Le
misure cautelative adottate non riguardano solo l’Italia, ma tutta
l’Europa, dal momento che la Commissione europea provvede alla
sospensione dell’importazione di carne di volatili dai Paesi nei quali
vengano rilevati casi di influenza aviaria. Sono inoltre stati
intensificati i controlli negli allevamenti, presso la rete di vendita e
sulle importazioni.
Approfondimento
26/10/2005
Oggetto:
influenza aviaria.
In relazione
alle preoccupazioni inerenti l’oggetto, si forniscono le seguenti
considerazioni:
Fino ad ora
gli unici ammalati sono polli e talvolta anatre o altri volatili
selvatici! Non ci sono persone ammalate in Europa.
È drammatico,
ma quando si leggono titoli tipo “Tre nuovi casi in Romania” si tratta
solo di polli o di anatre, e sorge il dubbio che molta stampa sia ad
arte fuorviata per generare terrore inutile ed aspettative
farmacologiche forse non necessarie.
Da molti anni
l'Indonesia è assolutamente piena di polli e anatre con l'H5N1 e i casi
di infezione trasmessi all'uomo, per il personale che vive a stretto
contatto con milioni di polli è assolutamente sporadico.
Il Bollettino del 13 ottobre dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS) (allegato 1) ribadisce la difficoltà di passaggio all'uomo,
l’esigenza di uno stato di allerta ma la assenza di qualsiasi pericolo
specifico, e viene chiaramente descritto il fatto che un Paese crocevia
di diverse specie migratorie come la Romania, non presenti da anni
nessun tipo di influenza umana dovuta all'H5N1.
DATI INTERNAZIONALI
Il virus H5N1
può passare all'uomo in misura realmente minima. Inoltre, come segnalato
in recentissimi lavori scientifici sul
NEJM (allegato 2), il passaggio interumano è possibile, ma
estremamente limitato.
Anche un
lavoro pubblicato nel febbraio 2005 su
Emergency Infectious Diseases (allegato 3) rileva che nessuno degli
infermieri o medici coinvolti nella cura di malati con influenza H5N1 ha
contratto l’influenza, anche senza prendere farmaci preventivi.
L'esperienza
olandese del 2003 con un virus aviario ad alta patogenicità non ha
generato pandemie, pur presentandosi con le
stesse caratteristiche di questa forma (allegato 4).
In ogni caso,
i sintomi di questa possibile influenza sono quelli classici di
qualsiasi influenza (febbre, dolori muscolari, malessere), con una
possibilità di evoluzione verso la gravità (polmonite) strettamente
correlata allo stato di efficienza del sistema immunitario che risulta
di livello rassicurante nella popolazione italiana a fronte di
condizioni di vita assolutamente non confrontabili con quelle dei Paesi
nei quali si sono verificati i casi di decesso .
IL RUOLO DEI VOLATILI SELVATICI
Per quanto
riguarda i volatili selvatici e sinantropi occorre considerare che sino
ad oggi non sono stati descritti casi di infezione nei piccioni che
risulterebbero quindi essere animali resistenti al virus
influenzale ed anche gli altri volatili sono serbatoi di virus che
riducono la loro patogenicità e difficilmente possono fungere da vettori
per l’uomo.
Si richiama in
proposito il parere del ricercatore Mauro Delogu, del dipartimento di
sanità pubblica veterinaria e patologia animale dell'Università di
Bologna (anmvioggi.it) il quale afferma che il rischio per l'uomo e'
nullo, anche perchè la possibilità di contagio dall'animale selvatico
all'uomo non e' assolutamente dimostrata. Inoltre il virus negli uccelli
migratori tende ad avere e mantenere un basso livello di patogenicità.
“Il problema, al momento, - ha affermato - e' strettamente di tipo
veterinario ed il vero pericolo e' che il virus H5N1 passi dai migratori
agli animali di allevamento, trasformandosi così in un virus più
aggressivo. Ma anche in questo caso si tratterebbe di un virus che
riguarda la popolazione animale e non c'e' alcun segno che ci faccia
pensare ad un processo di adattamento che possa rendere tale virus
aviario capace di innescare, nelle nostre condizioni, il contagio
all’uomo e da uomo a uomo”.
LE MISURE ADOTTATE
1. in questo
momento negli allevamenti italiani non sono segnalati casi di influenza
aviaria;
2. i virus
dell’influenza aviaria si trasmettono per via respiratoria; non sono mai
stati registrati contagi certi di trasmissione per via alimentare e non
c’è nessuna evidenza scientifica che consumare carne di pollo o tacchino
cucinata possa costituire un veicolo di trasmissione;
3. il
consumo dopo la cottura evita ogni rischio in quanto temperature
superiori ai 70°C (raggiunte da friggitura o bollitura prolungata)
distruggono il virus;
4.
l’attenzione è ai massimi livelli:
-
vengono
intensificati i controlli negli allevamenti
-
tutti i
polli, tacchini e volatili da cortile macellati sono sottoposti a
visita veterinaria per accertare la sanità degli animali e la
sicurezza delle carni
-
sono
sottoposte a specifici controlli le importazioni da altri Paesi
Ogni caso
sospetto di malattia nei volatili che possa far pensare all’influenza
aviaria viene sottoposto ad isolamento e analizzato in modo accurato.
E’ pertanto
assolutamente improbabile che vi siano regolarmente in commercio,
nel nostro Paese, carni o uova contenenti il virus.
MA
SE ARRIVASSE IN ITALIA?
Le
misure cautelative adottate non riguardano solo l’Italia, ma tutta
l’Europa, dal momento che la Commissione europea provvede alla
sospensione dell’importazione di carne di volatili dai Paesi nei quali
vengano rilevati casi di influenza aviaria.
Nel caso
fossero segnalati casi negli allevamenti del nostro Paese le misure
previste riguarderebbero il sequestro dell'’allevamento colpito e degli
allevamenti posti nelle vicinanze:
-
i polli o
tacchini malati o sospetti di essere venuti in contatto con il virus
sarebbero abbattuti e distrutti cosi come sarebbero distrutte le
uova eventualmente prodotte;
-
ogni
spostamento di volatili dalle zone circostanti sarebbe possibile
esclusivamente dopo la visita di un medico veterinario che escluda
la presenza di ogni segno di malattia.
Il sistema di
controllo nazionale, basato sui servizi veterinari pubblici delle ASL,
ha un esperienza consolidata ed ha dimostrato un elevata efficienza nel
controllo della malattia
Quindi anche
in caso di influenza nei nostri allevamenti, come è già successo
nel 2000 quando l’influenza aviare ha interessato numerosi allevamenti
di polli e tacchini in Lombardia e Veneto, le carni e le uova in
commercio sarebbero sicure.
A
disposizione per ogni ulteriore chiarimento, si porgono distinti saluti.
GS/RG
Il coordinatore del CEIRSA
Bartolomeo Griglio
ALLEGATO 1

Avian influenza – new areas with infection in birds –
update 34
13 October 2005
Tests conducted by
the World Organisation for Animal Health (OIE) have today confirmed the
presence of highly pathogenic H5N1 avian influenza in samples taken from
domestic birds in Turkey.In Romania, investigations of recent poultry
deaths have, to date, identified the H5 subtype of avian influenza
virus. Further testing is under way to determine the strain and whether
the virus is highly pathogenic. Authorities in the two countries have
undertaken control measures as recommended by OIE and FAO. WHO is
sending diagnostic reagents and other supplies to support testing in
national laboratories. Viruses from both outbreaks have been sent for
further analysis to the Central Veterinary Laboratory Agency-Weybridge
(UK), which is an OIE/FAO reference laboratory. Viruses are also being
sent to WHO reference laboratories for comparison with human H5N1
isolates from Asia.
Public health
implications
The spread of H5N1
to poultry in new areas is of concern as it increases opportunities for
further human cases to occur. However, all evidence to date indicates
that the H5N1 virus does not spread easily from birds to infect humans.
WHO advises countries experiencing outbreaks in poultry to follow
certain precautions, particularly during culling operations, and to
monitor persons with a possible exposure history for fever or
respiratory symptoms. The early symptoms of H5N1 infection mimic those
of many other common respiratory illnesses, meaning that false alarms
are likely.
The WHO level of
pandemic alert remains unchanged at phase 3: a virus new to humans is
causing infections, but does not spread easily from one person to
another.
WHO continues to
recommend that travellers to areas experiencing outbreaks of highly
pathogenic H5N1 in poultry should avoid contact with live animal markets
and poultry farms. Large amounts of the virus are known to be excreted
in the droppings from infected birds. Populations in affected countries
are advised to avoid contact with dead migratory birds or wild birds
showing signs of disease.
Direct contact
with infected poultry, or surfaces and objects contaminated by their
droppings, is considered the main route of human infection. Exposure
risk is considered highest during slaughter, defeathering, butchering,
and preparation of poultry for cooking. There is no evidence that
properly cooked poultry or poultry products can be a source of
infection.
Countries located
along migratory routes need to be vigilant for signs of disease in wild
and domestic birds. Recent events make it likely that some migratory
birds are now implicated in the direct spread of the H5N1 virus in its
highly pathogenic form.
Emerg
Infect Dis. 2005 Feb;11(2):210-5