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IL BOTULISMO INFANTILE: IL RUOLO DEL MIELE


Key words: Clostridium botulinum, honey, infant botulism

Intestinal botulism occurs rarely in older children and adults. Intestinal botulism results from colonization and bacterial production of botulinum toxin in the colon.
Botulism should be suspected in previously healthy infants aged

 

Introduzione

Il botulismo infantile, del quale si è avuta la prima segnalazione nel 1976, colpisce bambini al di sotto di 12 mesi di età. E’ causato dall’ingestione di spore di Clostridium Botulinum che colonizzano il tratto intestinale e liberano successivamente la tossina (tossiemia botulinica intestinale). In un report americano (CDC 2003) viene stimato che l’incidenza annuale di botulismo infantile negli Stati Uniti è di due casi su 100.000 nascite; nella città di New York l’incidenza annuale è raddoppiata (4 casi su 100.000) e nel solo quartiere di Staten Island nel 2000 sono stati rilevati 68 casi su 100.000 nascite. La maggior parte dei casi è causata da tossine di tipo A e B e interessa lattanti di età inferiore a 6 mesi. I casi mortali in pazienti ricoverati in ospedale sono inferiori all’1%.
Una parte di casi di morte improvvisa di lattanti senza cause apparenti (SIDS Sudden Infant Death Sindrome) è stata reinterpretata attraverso la sintomatologia e attribuita a questa origine. Ricerche di laboratorio e studi epidemiologici hanno accertato che il miele rappresenta uno dei più importanti reservoir di spore di Cl. botulinum e che quindi la principale causa di botulismo infantile possa essere ricercata nel consumo di tale alimento (Schocken, 1999).
Tuttavia l’attenzione rivolta a tale problema da parte della comunità scientifica e dei professionisti della sanità è ancora troppo marginale, pertanto l’obbiettivo di questo articolo è quello di porre un particolare accento ai rischi relativi al consumo di miele da parte della categoria di consumatori più protetta in assoluto, ossia quella della prima infanzia.

Il botulismo infantile

Il botulismo infantile è una particolare forma di botulismo causata non già dall' assorbimento di tossina preformata, quanto dall' ingestione di spore, le cui fonti sono state individuate nei terreni, nella polvere delle abitazioni ed in alcuni alimenti che rientrano nell' alimentazione del lattante. Tra questi ultimi un ruolo particolarmente insidioso è stato prospettato per il miele (CDC,1978). Le spore in esso contenute, a differenza di quanto accade nell'adulto o in bambini al di sopra dell'anno di età, sarebbero in grado di germinare, a livello del colon, con conseguente produzione di tossina, la quale provoca manifestazioni essenzialmente riconducibili all'intossicazione classica. Tuttavia l’ingestione delle spore non è condizione sufficiente allo sviluppo di questa patologia: tra le cause concomitanti viene attribuita una particolare importanza alle caratteristiche della flora intestinale, soprattutto quando modificata dall’uso di antibiotici, alle anomalie della secrezione intestinale e alle alterazioni della risposta immunitaria.
Il quadro clinico è molto ampio e va da forme quasi asintomatiche fino alla morte .
La costipazione appare essere il sintomo più comune e può precedere di diversi giorni, quando non addirittura di settimane, il manifestarsi degli altri segni clinici. La paralisi discendente è l'evento immediatamente successivo e coinvolge dapprima la testa, per interessare in seguito il tronco e gli arti (Floppy baby); caratteristici, inoltre, sono la perdita di controllo del capo, la suzione ed il pianto che si presentano indeboliti. Frequentemente si notano: ptosi, diminuiti movimenti oculari, perdita del riflesso del vomito e scialorrea. Gli ultimi sintomi a manifestarsi sono la riduzione della capacità motoria e la perdita dei riflessi tendinei. Molti dei lattanti colpiti devono essere intubati e necessitano di prolungata ventilazione; frequenti complicazioni sono rappresentate da polmoniti secondarie e da stenosi subglottidea.
La formulazione di una diagnosi differenziale si presenta complicata, data la sostanziale identità del quadro clinico con patologie diverse, quali la meningoencefalite, la sepsi, la disidratazione, la poliomielite, i problemi cerebrovascolari, la miastenia o malattie metaboliche congenite, l’ingestione di farmaci quali le benzodiazepine o sostanze tossiche quali insetticidi organofosforici, la malattia di Werdning-Hoffmann o la sindrome Guillan-Barrè.
La documentazione più rilevante ha come fonte gli studi condotti negli Stati Uniti d'America, dove la casistica riferisce un totale di circa 1.000 pazienti ospedalizzati negli ultimi 15 anni; altri episodi sono stati peraltro segnalati in Canada, Argentina, Australia, Giappone, nonchè in Europa: lnghilterra, ex-Cecoslovacchia, Svezia, Danimarca e Svizzera.
Nel nostro paese il botulismo infantile è stato segnalato per la prima volta nel 1986 da Aureli et al. (1986 a), con un episodio che ha visto coinvolta una bambina di 8 mesi, con esito fatale; un altro caso, associato all' ingestione di miele e si riferisce ad un episodio risalente al 1991 (Fenicia et al.,1993).
In totale, nel nostro Paese, tra il 1986 ed il 1999 sono stati segnalati 13 casi di botulismo infantile (Aureli et al. 1999) contro i 49 casi registrati dalla prima notifica nel 1978 in Europa. E' opportuno sottolineare che con ogni probabilità si tratta di calcoli per difetto, stante il carattere atipico della patologia e le conseguenti difficoltà diagnostiche.
Non sembra esistano maggiori incidenze connesse a fattori di razza o di sesso, mentre controverso è il ruolo svolto dall'allattamento come possibile fattore condizionante. Alcuni autori (Arnon et al.,1981) hanno evidenziato come l'allattamento al seno nel periodo antecedente le manifestazioni morbose sia spesso associato alle forme di botulismo più lievi; di contro l' allattamento artificiale, con aggiunta in alcuni casi di sali ferrosi, sarebbe associato alle forme acute, fulminanti della malattia. Anche se non ancora dimostrato, non è da escludere che il latte materno abbia un'azione protettiva ascrivibile alle sue componenti immunologiche (leucociti, lattoferrina, lisozima, complemento ed immunoglobuline secretorie A) e alla possibile presenza di anticorpi specifici anti-clostridio. Si ricorda la differente composizione della flora microbica intestinale in neonati allattati al seno, differenza che può influenzare la germinazione e la moltiplicazione delle spore ingerite (David,1996). Studi in vitro (Aureli e Accorti, 1981) avevano dimostrato l' azione inibente di alcune specie di Enterobacteriaceae e Clostridi nei confronti della crescita di Cl. botulinum.
Studi effettuati per individuare il tipo di tossina coinvolta nel botulismo infantile hanno permesso di evidenziare come, nella stragrande maggioranza, le manifestazioni siano da attribuire a neurotossine di tipo A o B (in un caso è stata riscontrata la presenza contemporanea); solo in una percentuale minima (7 casi su 1.270 pazienti ospedalizzati) sono risultate coinvolte altre tossine (tipo E ed F ). Significativi sono inoltre gli episodi riconducibili ad un ceppo di Clostridium barati in grado di sintetizzare una tossina simil-botulinica, ribattezzata Tipo F-Like (Paisley et al., 1995) e la capacità, da parte di Cl. butyricum, di elaborare tossina di tipo E riscontrata nel corso di 3 casi italiani di una forma simile al botulismo infantile (Aureli et al.,1999).

L' alimento miele

Tra gli alimenti per la prima infanzia, come riportato, i maggiori sospetti si sono appuntati sul miele, nonostante esso sia da ritenersi non solo uno dei più sani, ma anche uno dei più sicuri dal punto di vista microbiologico. Le sue caratteristiche fisico-chimiche sono infatti tali da porlo al riparo dal rischio di un possibile sviluppo batterico: la sua acidità, dovuta alla presenza di acidi organici, sia liberi che combinati sotto forma di lattoni, determina un pH finale che varia da 3,5 a 5,5, valori che sono in grado di limitare fortemente la replicazione della maggior parte delle specie batteriche.
Analoga considerazione può essere fatta per quanto attiene al parametro Aw (che indica la quota di H2O disponibile in un prodotto alimentare in quanto non integrata in legami intramolecolari e pertanto utilizzabile dai batteri per il loro metabolismo), che nel miele raggiunge valori di 0,58-0,74, a seconda della percentuale di umidità, di zuccheri e dello stato fisico del miele stesso (liquido o cristallizzato). Tenuto conto che per consentire lo sviluppo batterico di norma è necessaria un'Aw di almeno 0,90, è perfettamente comprensibile come gli unici batteri in grado di sopravvivere in una matrice così ostile siano quelli appartenenti ai generi Bacillus e Clostridium, microrganismi in grado di sporulare.
Il riscontro delle forme di resistenza nel miele potrebbe essere dovuto sia ad una contaminazione primaria (trasporto da parte dell'ape bottinatrice, presenza di polveri ricche di spore), sia ad eventuali carenze igieniche in fase di smielatura (contatto dei telaietti con il terreno, smielatore non sufficientemente pulito) o di confezionamento, dato il carattere ubiquitario delle spore.
Numerosi sono i dati analitici americani che confermano il ritrovamento di spore del microrganismo in campioni di miele prelevati da abitazioni, alveari, impianti di lavorazione e da confezioni poste in vendita, con percentuali variabili dal 7,5% (Sugiyama et al. 1978) al 13% di campioni californiani (CDC,1978).
Nel nostro paese la situazione si presenta meno allarmante: nonostante indagini condotte (Criseo et al., 1983) abbiano inizialmente evidenziato, su un numero ridotto di campioni (30), percentuali di contaminazioni avvicinabili a quelle statunitensi (6,7%), ulteriori ricerche hanno permesso di tracciare un quadro più tranquillizzante, stante l'assenza di spore di Cl. botulinum nel miele (Aureli et al., 1983; Cenci et al., 1986; Fiorini et al., 1986 e Quaglio et al., 1988). Tuttavia, nel corso di un'analoga ricerca intrapresa presso l' Istituto di Ispezione degli alimenti di origine animale di Parma, svolta su 118 campioni, è emersa la presenza di spore di Clostridium appartenenti a ceppi in grado di sintetizzare tossine botulino-simili, come i precedentemente menzionati Cl. barati (5 isolamenti) e Cl. butyricum (11 isolamenti) (Censi et al.,1989), nonchè la presenza di un ceppo di Cl. botulinum tipo G (Censi, 1990).
Le indagini volte a quantificare il numero di spore nei campioni di miele hanno fornito i più diversi risultati: alcuni ricercatori (Midura et al., 1979) hanno individuato valori varianti da 5 a 25 per grammo, con punte di 70-80, mentre altri non hanno oltrepassato la soglia di 2-7 spore per 25 grammi (Sugiyama et al., 1978). Tali indagini non sono prive di significato dal momento che una delle questioni più controverse riguarda proprio la quantità di spore necessaria per provocare manifestazione clinica riconducibile al botulismo infantile. Si sono a tal fine formulate diverse ipotesi dedotte da esperimenti su topini neonati (Sugiyama et al., 1978) nei quali è stato osservato che la carica necessaria per infettare il 50% degli animali corrispondeva ad un valore compreso tra le 170 e le 700 spore, per ceppi produttori di tossine di tipo A. Altri autori (David, 1996) riferiscono di studi che situano il valore soglia attorno alle 10-100 spore.
Il rischio è comunque di chiara evidenza e permette di rilevare una correlazione del 35% tra i casi diagnosticati di botulismo infantile e l'ingestione di miele. Il dato è confermato dalla stretta correlazione osservata tra il tipo antigenico della tossina isolata dalle feci dei pazienti e dai campioni di miele ad essi somministrato, così come rilevato da Thompson et al . (1980).

Conclusioni

La presenza di spore nel miele resta quasi sempre a livelli bassi o molto bassi e raramente raggiunge livelli che segnalano una lavorazione in condizioni igieniche carenti. In nessun caso è stato segnalato, aldilà del rischio del tutto particolare del botulismo infantile, un possibile pericolo per il consumatore.Per quello che riguarda la relazione tra miele e botulismo infantile, anche se il miele può occasionalmente contenere spore di C. botulinum non sembra che questo prodotto possa essere considerato il principale veicolo del microrganismo nei casi di botulismo infantile e la sua eliminazione dalla dieta dei lattanti non potrà, presumibilmente, eradicare questa patologia. D'altra parte il miele non è indispensabile per l'alimentazione infantile e quindi il rischio di veicolare il botulismo con il miele può facilmente essere eliminato. Queste considerazioni hanno portato alla raccomandazione diffusa dall'autorità sanitaria statunitense (FDA) di non somministrare miele a bambini di meno di un anno di età. E' vero che la frequenza e di conseguenza il rischio del manifestarsi della malattia è molto basso, ma le conseguenze dell'infezione possono essere così gravi che i medici hanno l'obbligo morale di informare i genitori del rischio. Negli Stati Uniti l' impatto del problema è stato tale da spingere gli stessi produttori di miele (in particolare la Sioux Honey Association, la maggiore produttrice a livello mondiale) a prevedere un piano di informazione sanitaria rivolto ai consumatori con specifiche raccomandazioni onde impedire la somministrazione di tale alimento ai minori di 12 mesi. Linea di condotta che in tempi successivi è stata seguita anche dall'Associazione tedesca di produttori di alimenti per l' infanzia, che ha dichiarato la sua disponibilità a non impiegare il miele come ingrediente dei suoi prodotti, in attesa di ulteriori investigazioni per meglio chiarire l'entità del rischio (Flemmig et al., 1980).
In Europa, recentemente l’Olanda ha presentato in merito una interrogazione al Parlamento Europeo (G.U. U.E C268E/31-7/11/2003), informando che a seguito del terzo caso in cui in Olanda è stato individuato un nesso tra la morte di un lattante e il consumo di miele, nella primavera del 2000, il Servizio olandese d’ispezione degli alimenti ha proposto di introdurre l’obbligo di indicare sulle etichette dei barattoli di miele un’avvertenza specifica per mettere in guardia contro il consumo da parte dei bambini al di sotto dell’anno di età.
La Commissione Europea, forse per il timore che un’ informazione sul prodotto possa portare a diffidenze nei confronti del miele da parte di cittadini, ha scelto di minimizzare il problema, lasciando ai singoli Stati membri il compito di attuare le disposizioni del “Comitato scientifico sulle misure veterinarie relative alla sanità pubblica” che ha raccomandato che venga fornita un’informazione efficace e approfondita ai professionisti della sanità sui rischi relativi al botulismo infantile a seguito dell’assunzione di miele.
Anche il nostro Paese ha adottato questa strategia (Aureli et al. 1999) informando i pediatri sull’opportunità di evitare la somministrazione di miele ai bambini di età inferiore all'anno, anche attraverso le associazioni Culturali, informazione che per avere effettive ricadute richiede una diffusione capillare e periodici richiami con un ruolo attivo anche da parte della Sanità Pubblica Veterinaria, nell’ambito di strategie di comunicazione del rischio che dovrebbero costituire un punto fondamentale della prevenzione.




B Griglio, G. Galvagno, G. Sattanino, M. Rossignoli, C. Musella

 




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