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Centro Interdipartimentale di Ricerca e documentazione sulla Sicurezza Alimentare Via Cara de Canonica, 6 - 10041 CARIGNANO (TO) Tel 0119690294 - Fax 0119690725 |
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La prima edizione del Workshop Nazionale di Epidemiologia Veterinaria si era svolta nel giugno 2005 a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità. In linea con l’intenzione, espressa dagli organizzatori, di ripetere questa iniziativa annualmente sempre in una sede diversa, la seconda edizione è stata ospitata dall’Istituto Zooprofilattico di Perugia il 12 e 13 giugno 2006. L’anno scorso si era data molta importanza al tema dell’integrazione della medicina veterinaria con tutte le discipline del sistema sanitario nazionale e questo è stato il filo conduttore di tutta la seconda edizione, che ha avuto come sottotitolo “Medicina umana, medicina veterinaria e tutela dell’ambiente: possibili sinergie in sanità pubblica”. Questo approccio è frutto della consapevolezza che per tutelare veramente la salute pubblica è necessario considerare salute dell’ambiente, degli animali e degli esseri umani come strettamente interdipendenti e inscindibili. Il workshop è stato aperto da Guido Petracca, direttore dell’IZS di Perugia, il quale ha presentato il primo relatore della giornata: il dottor Donato Greco, capo del Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute e tra i fondatori del Master PROFEA. Greco ha ricordato come il livello di salute in Occidente sia molto buono e come al giorno d’oggi molti dei problemi sanitari derivino da problemi nutrizionali, spesso legati ad un'errata alimentazione o eccessiva alimentazione. Una buona percentuale dei casi di cancro o delle malattie cardiovascolari hanno origine alimentare, così come la diabesity, sindrome dovuta all’azione congiunta di diabete e obesità, che può essere considerata come la vera pandemia emergente nei paesi industrializzati. La via da percorrere per tentare di risolvere questi problemi è sicuramente quella della one medicine, un approccio intersettoriale che interessi tutta la filiera degli alimenti, dalla stalla fino alla tutela del consumatore finale. E' quindi necessaria una completa integrazione di tutte le professionalità del settore sanitario, che devono lavorare congiuntamente per raggiungere come bene ultimo la salute pubblica. La prima sessione scientifica del workshop è stata dedicata alla Medicina Basata sulle Evidenze (EBM) che ha dato origine ad altri due filoni: l’Evidence Based Veterinary Medicine (EBV) e l’Evidence Based Prevention (EBP). Si tratta di discipline che affrontano e tentano di risolvere i problemi di salute basandosi sulle evidenze scientifiche fornite dai dati epidemiologici. Armando Muzzi ha descritto come queste discipline sono nate negli anni Novanta principalmente ad opera del padre fondatore dell'EBM, il medico statunitense David Sackett. Gli interventi successivi a cura di Carlo Romagnoli e Maria Donata Giamo hanno descritto le applicazioni dei metodi "Evidence Based" all’interno del Sistema Sanitario della Regione Umbria. Vito Tranquillo ha invece parlato di EBV, descrivendo l'elaborazione e l'utilizzo di una scala di misura basata sulle evidenze scientifiche per valutare la qualità degli allevamenti bovini da latte. Passando all'argomento di epidemiologia veterinaria più discusso dell'anno, Luca Busani ha descritto le strategie adottate per controllare i focolai di influenza aviaria a bassa patogenicità in Italia dal 1999 al 2005, problema che ha riguardato soprattutto le Regioni Veneto e Lombardia. Altre presentazioni hanno affrontato l’investigazione epidemiologica applicata a un caso di tossinfezione alimentare in una comitiva in gita, probabilmente dovuto a Staphylococcus aureus (Manfroni et al.) e l’utilizzo dei sistemi informatizzati per le analisi epidemiologiche sul territorio, in particolare SIS/Arcview 3.3 e GRASS GIS (Michele Drigo e Donal Bisanzio). Marco Selmi dell’USL 2 di Lucca ha descritto le attività dell’Osservatorio Malattia Trasmesse da Artropodi Vettori, soffermandosi particolarmente sul primo recentissimo caso descritto di zoonosi trasmessa dalla zecca Dermacentor, finora considerata pressoché innocua per l’uomo. Marco Fenati ha fatto alcune considerazioni sulla peste suina nel cinghiale e Paolo Zambotto ha parlato dell’utilità dei campioni di cartilagine auricolare nel programma di eradicazione della BVD nella provincia autonoma di Bolzano. La seconda sessione del Workshop è stata dedicata alla valutazione dei sistemi di sorveglianza, tema molto importante per poter effettivamente utilizzare al meglio i dati epidemiologici e prendere delle decisioni. Anna Duranti si è soffermata più sugli aspetti teorici della sorveglianza, descrivendo che cosa ci si deve aspettare quando si valuta un sistema di sorveglianza, mentre Giuseppe Ru dell’IZS di Torino ha descritto quali sono i problemi nell’implementazione dei sistemi di sorveglianza all'atto pratico. Antonia Ricci di Padova ha parlato specificamente della sorveglianza delle malattie a trasmissione alimentare (MTA), in particolare Salmonella e Campylobacter, in Italia e nel resto d’Europa. Per completare il quadro, Alessia Franco ha affrontato l'argomento Campylobacter da un punto di vista di sanità animale, descrivendone la prevalenza negli animali zootecnici in Italia. All’interno della stessa sessione Giorgio Zanardi ha presentato il sistema informatizzato del Centro Nazionale di Referenza per le Malattie Vescicolari (www.cerves.it) per la raccolta e la consultazione di dati epidemiologici sulla malattia vescicolare del suino, uno strumento utilissimo per raccogliere i dati della sorveglianza di questa malattia. La terza sessione ha affrontato l’argomento della “Sanità unica”, integrazione di medicina, veterinaria e tutela dell’ambiente. Giovanni Barro e Augusto Panà hanno discusso delle nuove sfide da affrontare per una Sanità Globale. Di salute ambientale e delle ripercussioni sulla salute umana hanno trattato gli interventi di Marcello Sala sulla contaminazione da β-HCH negli allevamenti zootecnici della valle del fiume Sacco dovuta ad un industria che in quella zona produceva lindano, un insetticida ormai in disuso, e di Giacomo Bodo su come trasformare i reflui suini in un terriccio agricolo evitando di accumularli in lagune. Per quanto riguarda la collaborazione interprofessionale tra diversi operatori del SSN, Sono stati forniti due ottimi esempi da Massimo Ghinzelli che ha parlato di rischi occupazionali nel settore delle produzioni zootecniche e da Paolo Zambotto che ha descritto come è stato gestito, da un equipe interdisciplinare di operatori, un delicato caso di carbonchio ematico umano che ha coinvolto un allevatore dell’Alto Adige. Durante la quarta ed ultima sessione del workshop si è parlato di analisi e comunicazione del rischio. Paolo Calistri e Alberto Mantovani hanno delineato quali sono i compiti dell’EFSA, agenzia dell’Unione Europea creata esplicitamente per l’analisi e la comunicazione del rischio in campo alimentare Nello specifico Mantovani ha descritto l’approccio utilizzato per valutare il rischio da additivi e contaminanti nei mangimi. Parlando di analisi del rischio e influenza aviaria, tema molto sentito in questo periodo, Vittorio Guberti ha spiegato come si propagano i virus LPAI e HPAI all’interno delle popolazioni aviari. Marco Cristofori invece ha parlato di analisi del rischio microbiologico. Sul tema della comunicazione del rischio ai consumatori, Antonella Capozucca ha presentato il portale internet www.veterinariaalimenti.marche.it dell’ASUR Marche. Al termine del Workshop SIVEMP e PROFEA hanno deciso di assegnare un premio a due comunicazioni scientifiche esempio di approccio interdisciplinare alla salute pubblica. I due lavori premiati sono stati:
L’IZS del Lazio e della Toscana e l’IZS dell’Umbria e delle Marche hanno inoltre premiato 4 poster per la qualità scientifica. E' possibile scaricare in PDF il poster presentato al Workshop, del nostro gruppo di lavoro sull'epidemiologia di Salmonella: Lorenzo Pezzoli, Valentina Marotta, Sara Lomonaco, Tiziana Civera, Ines Casonato, Bartolomeo Griglio. Sperimentazione di un protocollo per la sorveglianza dei casi sporadici di Salmonellosi mediante PFGE. |
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